BUJU BANTON / Upside down

Dopo dieci anni di cui otto passati in carcere ingiustamente, Buju Banton ritorna con un disco, e lo fa abbracciando tutti quei generi a lui congeniali, (dancehall, roots, r&b), magari non toccando i livelli dei suoi dischi più noti ma rimane un rientro positivo! Forse Buju Banton ha il pregio di essere uno di quegli artisti su cui fare fede come tramite verso il reggae per le nuove generazioni, una musica che si presta ad essere un ponte stimolante! Ma diamoci un ordine che non è quello consequenziale dei brani in lista. Le roots songs non sono molte, considerando che le tracce totali sono venti, tutto il talento dell’artista emerge in tutto il suo splendore di cui dispone al momento. “Appreciated”, “Good Time Girl”, “Steppa”, “Rising up, sono i brani reggae con una parvenza accentuata di roots. Quattro le collaborazioni, “Yes Mi Friends” in compagnia di Stephen Marley, bellissima canzone dell’amicizia che si discosta dal reggae, in certe parti ballad ma il cantato di Buju ci riconduce alla via maestra delle vibes del reggae. “Memories”, con John Legend, calmo, velato lo skanking di chitarra, forma canzone che richiama il genere r&b per poi sfociare in un push-up reggae, “Cherry Pie”, latineggiante, pacifico, movimentato con il feat. di Pharrel Williams. “Call Me”, new dancehall (r&b), con Stefflon Don, pure qui il brano presenta una parte consona ai due artisti e poi tutto un tracciato di raggamuffin di Buju. Il brano che apre il disco è “Lamb of God”, un chant di redenzione a Jah, chant/ballad/Blues. Anche “Buried Alive”, si muove su standard non propri al reggae ma lo racchiude nelle inflessioni di Buju, gioia, delicato anche il testo! “Lovely State of Minds”, una ballad arrangiata con i tasti acuti del piano, che livellano la ritmica di una batteria sparuta, gli arrangiamenti di synth la impreziosiscono di armonia mettendo la voce di Banton in un olimpo. “Beat Dem Bad”, Buju ci fa credere di essere negli anni settanta poi però parte un hip hop beat, ma mi ripeto il suo raggamuffin sta bene un po’ con tutto! “Moonlight love”, un dinamico skanking rende la musicalità di voce eccellente. Testo da favola ed inserimento di una tromba memorabile. “400 Years”, un nyabinghi chant moderno, il rastafarianesimo che tutt’ora professa Buju. “Helping Hands”, cool! Dancehall, gioia di vivere. “Unity”, si va di percussioni come intro, tempo di dar spazio ad una tromba piccante e ritornano le percussioni dopo lo stop propiziatorio; african roots nella voce di Buju. Poi c’è tutta una parte di brani dedicata alla dancehall pura con “Blessed”, “Trust”, “Chetead” e “The world is Changing”. Buju Banton la fa molto minimale. Morbida e suggestiva “Blessed”. A me questo disco è piaciuto, lascerà parlare di sè
Bless.

AUGUSTUS PABLO / Blowing with the wind

Dal 19 Giugno 2020 è disponibile questa ristampa di una pubblicazione del 1990, sontuoso disco di roots dub di quelli da riporre con cautela nella propria scansia, uno tra i tanti artisti reggae non più sulla terra che lascia un patrimonio di ascolti incommensurabile! Un lato A memorabile dalle cinque canzoni sempre accompagnate dalla sua melodica, espressione dell’amore per Jah Rastafari. “Blowing with the wind”, dai colori retrò, “Twiling Stars”, dai battiti del cuore si avvicenda questo brano solare e dolce, anche “Ancient Harmonies”, richiama i suoni di un tempo precedente al reggae, contornati da una presente voglia dello stesso! “Creation Blues”, saggia, armoniosa, stupenda, “Zion Ufo”, la più portante, danzereccia, allegra, forse la più carina del lato! Anche il lato B è omogeneo, con tutte e cinque le canzoni che tengono alta la bandiera rasta!! Suoni morbidi ben architettati e sapientemente arrangiati, figli di un tempo in cui l’influenza della black music compariva con fervore. “This Song” spicca su tutte e l’altra è “Drums To the King” caratterizzata dal binghi drum. La mente si concentra sulle note di Augustus Pablo...emozionante!

Chezidek & The Ligerians / Timeless

E’ un grande onore, potermi regalare la possibilità di recensire questo bel disco! I primi due brani che aprono il disco “Beat dem” & “It’s all right” sono quelli accompagnati da video su You Tube, Il primo “Beat dem”, è spirituale e parla di Jah come presenza nelle nostre vite, skanking affettati sugli strumenti di alcune battute per accedere all’innesto del brano, avvio portentoso, un buon roots con influenze! “It’s all right”, un tantino più allegretto, elogio per il batterista, vero propulsore di energia dinamica! I suoi feel di inizio brani sono potenza, in cui un basso composito regge tutta l’armonia del brano, colorato, espressione di grande energia positiva. “Over the mountains” al cospetto di atmosfere più lente, quasi ad abbracciare la matrice roots dub! “Timeless” la traccia che dà il titolo all’intero lavoro, ritmo tranquillo movimentato allegramente, piacevole il testo intriso di amore & spiritualità. “Let no say”, torniamo ai ritmi lenti del cuore, roots allo stato puro, con un bel testo di denuncia & riflessione, come nella seguente “No solutions in their lies”, intenso & ribelle, saggio & costruttivo. “Ready for the show”, brillante passaggio, solare ed armonioso con i canoni dei generi apripista al reggae. Tutto l’amore per il creatore nella splendida “Jah love”, cadenzata ritmica amorevole anche il testo. “It come down to love”, ballad “binghi”, chiude il disco in grande stile, pace, dolce, ricco di spunti, fantasia ed armonia sono una costante ! Una bella sorpresa per tutti noi che amiamo la Livity Rastafari. Check it!