EMETERIANS  Lockdown Project

Viene rotto il silenzio, in un’epoca confusa come la nostra, lo si deve fare più delicatamente possibile. Ed allora mi prendo l’opportunità di indicarvi la possibilità di godere di un ascolto tiepido come il sole di Novembre. Nel reggae molti lo sanno, nutrire la propria ribellione è concedersi la positività di pensieri buoni. Dalle bassezze d’animo di una società corrotta e tutt’altro che pacifica, alla scelta di una musica che possa confortare l’anima! Sommariamente sono molteplici gli aspetti distintivi di questo lavoro. Facendone un ascolto sommario ci imbattiamo nella sua versatilità. Per immagine il trio vocale coglie il meglio da vari stili (generi), per farne una propria fantasiosa tavola!

 Le sfumature dei brani hanno il comune denominatore di avere l’utilizzo delle drum Machine, questa peculiarità che da qualche artista è stata proposta sopratutto negli anni ottanta, disegna una linea basica efficace dove vengono costruite canzoni, dalle voci molto melodiose, sfiorando il “soul”, ed abbracciando la cultura “rasta”. Le matrici utilizzate sono varie, ma nella loro espressione l’inventiva ha un ruolo determinante. Roots reggae, a tratti dancehall, sono le accomunanti di questi facimenti. Molta armonia a condire riddim talvolta fin troppo minimali, nel senso che qualche maggior arrangiamento lo si sognerebbe. Le voci sono sempre un tantino tenute al di là della base. Dieci le candidature a possibili vostri brani preferiti che formano la griglia di questo settimo lavoro.

Ma addentriamoci in una più minuziosa analisi, “Our story” insieme a “Call me anytime you want” e “Reggae music” sono le più dinamiche e veloci, il brano realmente armonioso ci guida all’esperienza effettuata dagli Emeterians in terra di Londra. “Irie”, Are you feeling good? Preparatevi ad un viaggio in cui la meraviglia e la dolcezza segnano. “Be carefull”, luce di fede contro il sopruso di questa società, un riddim sontuoso, di effetto, ci colpisce al primo ascolto, la serenità guida la traccia ed il risultato è magistrale. “Call me anytime yo want” canzone di amore incondizionato, un canto “soul” per credere ancora che qualcuno sappia di noi, delle nostre possibilità, strettamente positive vibrations! “Super lady” qualche venatura pop nel cantato, che rimane di matrice “soul”, riddim non convenzionale espletante al massimo la potenzialità del trio. “Love is about”, forse la hit del disco, estrema armonia sia nelle voci sia nella base musicale. “Outta Babylon”, buona questa prova che dall’apporto di Kumar (rapper), ci inonda di contemporaneità, potrebbe piacere a molti. “Reggae music”, cimentarsi nel riproporre il real rock riddim richiede una buona dose di attendibilità, la loro energia lo riproduce con fiducia. Un elogio al genere del reggae con richiami al suo mondo anche nel testo. Mi trovo a discernere il paesaggio sonoro dai messaggi degli Emeterians, questo per riuscire ad essere obiettivo e considerare solo questo lavoro. Per certi versi posso equiparare la dolcezza della loro musica alla saggezza divina, questa compagine di alta qualità spirituale ha un grande merito, quello di diffondere le radici del reggae per mezzo di una musica rinnovata, esperimento ben riuscito che certamente porterà un seguito per farsi conoscere e da altri approfondire il progetto.

Un percorso luminoso sin dal 2004, gli Emeterians riescono a far emergere caldamente i fasti del passato del celebre genere proposto con efficacia, unendolo a tecniche sopraffine. Passato e presente, presente e passato! Certo che la loro realtà ci cala nel grande mondo delle