Intervista a
Shanti Powa

Quando dieci anni fa Bertrand Johannes Risè ha dato il via alla storia degli Shanti Powa, inizialmente un duo, poi un trio, fino ad assumere anche la denominazione di Shanti Powa Orchestra, forse non aveva idea di che razza di potente macchina da musica (un effervescente mix tra reggae, ragamuffin e soul cantato in più lingue) avesse messo in moto, sicuramente mai avrebbe immaginato che il gruppo avrebbe suscitato l’interesse di un produttore di caratura mondiale come Gaudi finendo col registrare un disco sotto la sua guida. Il gruppo bolzanino, dopo tre brillanti prove discografiche autoprodotte (The Orchestra, Peaceful Warriors e ‘Til Insanity), una serie di bei video ed alcuni applauditi tour europei, aveva subito una breve battuta d’arresto in seguito all’abbandono di alcuni dei suoi componenti (la formazione si compone all’incirca di una dozzina di persone). Poi dalla primavera dello scorso anno gli Shanti Powa sono tornati a far parlare di sé, pubblicando diversi video, aiutando altri musicisti in sede di produzione con l’uso della denominazione Shanti Powa Records, fino ad aggiudicarsi un importante riconoscimento come la vittoria nel contest “Fair Play/Anticorruptionmusic”, col brano Rolling On e, se non ci avesse messo lo zampino il covid-19, si sarebbero dovuti esibire dal vivo a Seul il 4 dicembre scorso con gli altri due vincitori a pari merito. Ora, in occasione dell’imminente release del singolo in vinile a sette pollici Rainy Day/Dubby Day, frutto della collaborazione con Gaudi, abbiamo incontrato Bertrand Risè, fondatore e cantante del gruppo, e il trombettista/corista Thomas Maniacco per farci raccontare come è nata la collaborazione col produttore bolognese e cosa dobbiamo ora aspettarci dagli Shanti Powa.
Un singolo in vinile… una bella scelta per promuovere l’imminente uscita del nuovo disco…
Risè «Sì, con il brano Rainy Day come lato A e sulla seconda facciata la versione dub della stessa canzone. Grazie alla produzione di Gaudi possiamo avvicinarci ad un pubblico che è ancora legato al formato del vinile. Anche l’album uscirà in quel formato… penso che il vinile sia un prodotto importante, il CD sta perdendo rapidamente quota e come artisti troviamo che avere un supporto fisico affascinante, come è il vinile, sia più gratificante che essere su Spotify o su altre piattaforme».
Maniacco: «Il singolo è in distribuzione dal 18 dicembre sui digital store e dallo stesso giorno anche il video è visionabile su youtube. A febbraio sarà disponibile il 7”».
Il disco esce come i precedenti sotto l’etichetta Shanti Powa Records, quale sarà la distribuzione?
Risè «Al momento la distribuzione sarà tramite bandcamp, è un sito che ci piace e ha un occhio di riguardo nei confronti dei musicisti: un venerdì al mese danno agli artisti il 100% sul venduto. Fino a che non hai la possibilità di vendere tramite la tua pagina web, è sicuramente il venditore migliore. Il 7” comunque è già disponibile in prevendita e saremo noi stessi a spedirlo a chi lo ha ordinato. È quello che stanno facendo col mio vinile da solista, col nome di Berise, il supporto fisico ancora non è pronto, ma lo stanno già vendendo».
Qual è stata la genesi del disco e come è nata la collaborazione con Gaudi?
Maniacco «Gaudi è venuto ad ascoltarci al Boomtown Festival, in Inghilterra due anni fa, e ci ha detto che voleva produrci, far ascoltare il nostro sound a tutto il mondo, aiutarci a diventare internazionali, perché ha colto il potenziale della nostra musica e del nostro messaggio. Il disco lo abbiamo inciso quasi tutto nel nostro studio ad Aica di Fiè, (Roots Stable Studios) Gaudi ci ha lavorato dal suo studio di Londra e Bertrand avrebbe dovuto andare a Londra per registrare lì le parti vocali, poi è arrivato il lockdown e lui che era già in aeroporto ha dovuto tornarsene a casa».
Risè «Ora che il lavoro è stato terminato, con le dodici nuove canzoni, tutte inedite, possiamo dire che Gaudi è riuscito a creare la giusta amalgama. Io lo avevo contattato via mail tempo prima e poi ci siamo trovati in cartellone insieme al Boomtown Festival, lui su uno dei palchi principali, noi su uno più piccolo. Thomas ed io lo abbiamo incontrato dopo il suo spettacolo e abbiamo parlato un po’ invitandolo alla nostra esibizione. In realtà non ci aspettavamo che sarebbe venuto, invece era lì in prima fila e dopo il concerto ci ha raggiunti nel backstage con una bottiglia di tequila annunciando, come diceva Thomas, di volerci produrre perché gli piaceva la nostra attitudine “punky”, non comune nel mondo del reggae».
Da dove arriva il brano del singolo?
Risè «Potremmo dire che il concetto di base del testo si riallaccia a quella che è sempre stata la nostra filosofia, cercare di dire cose non scontate e infondere energia positiva con la nostra musica e le nostre parole, perché non è impossibile far avverare i sogni. La nostra storia recente ne è una prova. Il ritornello e la prima strofa le avevo in testa già nel 2012, ispirato da una piovosa giornata londinese. È rimasto tutto lì a decantare fino a quando gli Shanti Powa hanno cambiato parte della formazione, essendo un periodo buio per il gruppo mi è tornata in mente questa canzone che è diventata uno sprone a cercare di reagire e vedere il sole anche quando sembra non deva mai ritornare. Perché il sole che è dentro di noi può illuminare anche una grigia giornata di pioggia».
Paolo Crazy Carnevale