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Arriva LA RACCOLTA: una collana… stupefacente!

Sbarca in tutte le librerie un nuovo progetto editoriale antiproibizionista. La Raccolta, è una collezione di opere con un elemento in comune, nel nostro caso la marijuana e i suoi dintorni, ma con lo stesso termine si designa la fase agronomica più importante per ogni consumatore coltivatore, il gesto di raccogliere le cime delle proprie piante, e così spezzare il legame con il mercato criminale per il proprio approvvigionamento. La Raccolta è tutto questo: un progetto editoriale, politico, antiproibizionista, di libertà, che molto farà parlare di sé nei prossimi mesi.
A cadenza mensile La Raccolta sfornerà un nuovo volume, utile ad accendere il dibattito, utile a tenere vivo il tema della legalizzazione come punto centrale di un sincero Green New Deal, utile a portare in Italia le buone ragioni e le buone pratiche attuate finora in USA, Canada ed Uruguay.
La Raccolta è uno strumento di lotta ed attivismo!


Nota dell’editore
Di Marco Porsia
“Infine, non vorrei che Chinaski diventasse la casa editrice della canapa”.
Così mi scriveva qualcuno, neppure due anni fa, in risposta ad un progetto su di un libro, peraltro neppure destinato al successo; era il quinto titolo in sei anni che la nostra casa editrice, che allora si chiamava così, aveva dedicato al mondo della pianta proibita, di quella che mi piace chiamare la Pianta Innocente.
Difficile dire perché potesse non essere considerato appropriato, per una realtà come era allora la nostra, l’essere associati alla cannabis, visto che abbiamo per anni raccontato le storie, non certo edificanti, dei musicisti più efferati in ogni genere di abuso. Eppure Bob Marley e Andrea Gallo, due dei grandi miti di chi traeva questa considerazione- certo non fine a se stessa, ma indubbiamente lapidaria - li trovate proprio in questo libro, a testimoniare quanto sia culturalmente radicato il pregiudizio nei confronti di qualcosa che da millenni si accompagna alla nostra civiltà, a testimoniare quanto non basti incorniciare dei volti nel mito, se non se ne sa cogliere appieno il lascito morale.
Ma alla radice del proibizionismo ci sono dei fattori fondamentali come il conformismo, il pregiudizio, il desiderio di avocare ad altri le proprie responsabilità. Frequento la cannabis e i suoi mondi da più di quattro decadi, e mi ha sempre lasciato interdetto, e negli anni sempre di più, l’atteggiamento diffuso, persino in moltissimi consumatori, di accettazione della proibizione: come se fosse qualcosa di scritto nella pietra, di assolutamente inevitabile, di saldamente connaturato alla nostra realtà. E questo senso di colpa indotto nella coscienza collettiva in meno di un secolo, e quindi in sole quattro generazioni, ha fornito di fatto le basi per il profitto di chi se ne fotte, di chi sa godere dei benefici della proibizione di un bene – economicamente inteso – che altrimenti sarebbe alla facile portata di chiunque.
Le voci che popolano questo libro potranno spiegare molto meglio di me le ragioni dell’antiproibizionismo, sia in relazione alla pianta in questione che più in generale a quelle sostanze o attività che lo stato – minuscolo - si sente in diritto di vietare, criminalizzando di fatto chi ha a che fare con le medesime. Io invece, vorrei gettare brevemente uno sguardo proprio sui motivi, sull’etica della proibizione, su come si possa trascendere il buon senso e dividere il mondo in “cose lecite” e “cose proibite” senza consultare prima la propria coscienza.
Il divieto è una forma primaria di esercizio di autorità; il bambino viene indirizzato sin dall’inizio a assegnare le etichette di liceità e illiceità ai suoi comportamenti così come agli oggetti che lo circondano. Ma il bambino, come natura impone, vuole capire, vuole provare direttamente, non si accontenta dell’esperienza dell’adulto. L’accettazione dell’autorità è soprattutto l’accettazione dei divieti, il consenso più o meno informato all’elenco delle proibizioni. Tanto meno sono limpide le ragioni a cui fa capo la proibizione, tanto più deve essere forte l’autorità che la esercita. In questo modo, nessuno metterà in dubbio il valore etico di quel divieto, perché l’autorità agisce per il bene comune, per definizione.
Se il membro di una qualunque comunità accetta e condivide la maggior parte delle regole che l’autorità impone, ogni nuova regola sarà considerata valida in virtù della prima adesione, e ben presto l’individuo smetterà di esprimere un’opinione su quelle regole, che diventeranno quindi soltanto espressione dell’autorità. E chi è esattamente l’autorità? Chi decide, e su che basi, quali sono le “cose lecite” e le “cose proibite”?
Questa casa editrice, Officina di Hank, inaugura con “ANTIPRO!” una collana che si chiama La Raccolta, dedicata a tutto quanto sta intorno e oltre alla cannabis, e si augura di diventare nel tempo qualcosa che sappia somigliare a questa pianta: versatile negli usi, adattabile a praticamente ogni clima, piena di buone proprietà e ricca di solidi principi (attivi).
La Raccolta racconterà la realtà di una comunità sempre più vasta che chiede, in modo assolutamente legittimo, la revisione ragionevole delle regole, la costruzione di un rapporto tra stato e cittadino più responsabile, che passa doverosamente attraverso la legalizzazione. L’autore-curatore di questo volume, Luca Marola, è il direttore di questa collana, ed è stato facile incastrarlo. Gli abbiamo soltanto offerto di essere se stesso, ovvero quello che da quasi vent’anni gestisce un growshop, che da più di vent’anni è attivista antiproibizionista, che si era inventato, con un gruppo di eversori, lo strabiliante mercato della cannabis “che non droga”. Quel pazzo che aveva visto, come altri pazzi oltreoceano, in questa pianta un futuro di mercato intelligente e sostenibile. Quel criminale che lo stato persegue per lo spaccio di sostanze meno inebrianti dell’origano.
“ANTIPRO!” è uno slogan che mi è sgorgato in testa mentre cazzeggiavamo con Luca e Lidia, la mia Signora, in un gustoso ristorante di Lecce, con un rosato del Salento che annaffiava turcinieddhri, bombette e capocollo. Si tratta di un urlo di gioia e di libertà.
Questa è Officina di Hank, la cannabis tra le case editrici. Usateci, responsabilmente.

ANTIPRO! 99 interventi fondamentali contro il proibizionismo

“Droghe? Mai avuto problemi con le droghe, solo con la polizia”. Firmato Keith Richards. Questa fulminante dichiarazione campeggiava su di un volantino elettorale che ricevetti, poco più che diciottenne, dai Radicali, impegnati in una delle innumerevoli campagne antiproibizioniste ed elettorali, all’uscita di una discoteca della mia città. C’è tutto. E’ condensata in modo fulminante la radice del “problema droga” e c’è il libro che hai in mano in forma “triplo concentrato”. Quel volantino ancora lo conservo, insieme ai tanti opuscoli, ritagli di giornale, volantini, libri sull’argomento. Keith Richards mi aprì gli occhi su un fatto: non ero solo. Prima e dopo di me, e molto meglio di me, ci sono schiere di persone che hanno preso posizione contro la follia del proibizionismo; persone più conosciute e, certamente, più rispettabili di me e quindi meglio capaci di convincere, muovere coscienze, far riflettere. Da questa banale considerazione nasce l’idea di questa antologia: raccogliere in un unico contenitore i più importanti interventi antiproibizionisti delle personalità, unanimemente riconosciute come autorevoli nel loro campo e disciplina, che hanno preso posizione. O, meglio, che hanno preso, in tempi più difficili dei nostri, durante la fase espansiva della furia repressiva che è stata la “Guerra alla Droga”, la posizione giusta. Esistono antologie di ogni tipo e per tutti i gusti ma una “antologia del pensiero antiproibizionista” non era mai stata concepita; e penso che questo sia proprio il momento adatto per pubblicare, e leggere, questo volume.
Oggi, il pensiero antiproibizionista raccolto in queste pagine si è fatto azione vincente attraverso le tante competizioni referendarie che si sono susseguite negli Stati Uniti nell’ultimo decennio; oggi, il pensiero antiproibizionista di chi negli ultimi quarant’anni ha cercato di portare nell’alveo della ragionevolezza gli esecutori della “Guerra alla Droga” si fa politica di governo del fenomeno in Uruguay, Canada e, a breve, Messico. Oggi, il pensiero antiproibizionista di cui ANTIPRO! vuole esserne solo un inesaustivo assaggio, scalfisce per la prima volta i monoliti su cui si è basata la repressione dei consumatori di cannabis per decenni: la Single Convention on Narcotic Drugs dell’ONU del 1961, con la storica decisione di declassificare la cannabis riconoscendone il “valore terapeutico” e il “basso rischio di abuso” e lo statunitense Controlled Substances Act, con l’approvazione, seppur poco più che simbolica, della Camera dei Rappresentanti del Marijuana Opportunity Reinvestment and Expungement Act (MORE Act).
ANTIPRO! è uno strumento di speranza e di lotta per chiunque si sia attivato o voglia attivarsi per far parte di questa rivoluzione in atto. L’azione, lo penso convintamente, diventa più efficace e durevole se è conseguenza dello studio, dell’approfondimento, della conoscenza. Ma è anche uno strumento di normalizzazione e propaganda in linea con quel che penso e pratico da ormai due decenni. Così come aprire vent’anni fa un grow shop su pubblica piazza, come realizzare una trasmissione sulla cannabis per le stazioni radio generaliste, inventare la cannabis light attraverso Easyjoint per generare e mettere a nudo il cortocircuito politico e giudiziario attraverso un prodotto che “droga” non è anche se ci assomiglia tanto, anche ANTIPRO!, primo volume della collana antiproibizionista La Raccolta, che l’Editore mi ha fatto l’onore di chiedermi di dirigere, ha la stessa funzione: informare, preparare, normalizzare affinché l’ultima tra le più velenose eredità del Novecento, venga al più presto accantonata dalla Storia.


LUCA MAROLA