LETTERA A BUNNY WAILER a cura di Rastapax
Ci siamo conosciuti che avevi circa dieci anni, ricordi? Tuo padre ti faceva lavorare nel suo bar a Kingston quando non andavi a scuola. Poi in second street a Trench Town, nella government yard a fine anni ‘50 abbiamo iniziato a condividere la passione per la musica e tu suonavi con la tua chitarra fatta con la scatola di sardine. Lì Joe Higgs ti insegnò la musica, alimentò la passione e affinò la tua tecnica. In quei momenti hai conosciuto pure Peter che era presente alle lezioni in Yard. In momenti di vita difficili, dove la realtà era veramente caratterizzata dalla povertà più estrema sei riuscito a creare un gruppo insieme ai tuoi amici. Con i Wailing Wailers sei diventato famoso nell’isola, dopo i primi brani registrati per Coxsone Dodd allo Studio One e quando camminavi per le vie di Trenchtown finalmente la gente ti rispettava ed io ero orgoglioso di te. Sei sempre stato un amico, pronto a lottare contro le ingiustizie senza se e senza ma, i produttori discografici li prendevi letteralmente a calci se non ti davano quanto pattuito. Ricordo le litigate con Lee Perry quando i Wailing Wailers cambiarono nome in “The Wailers” e Perry pubblicò l’album “The Best of The Wailers” ad insaputa del gruppo attribuendosi la creazione di alcune canzoni . Li scoppiò un vero putiferio. E il periodo Island ad inizio anni ‘70 ? Ti ricordi? Li eri abbastanza testardo, non che tu non lo fossi mai stato, ma quella volta rinunciasti a far parte del “Catch a Fire Tour” perché non sopportavi le temperature fredde del Nord. Quella volta ti sostituì il maestro, Joe Higgs. Quando in Hope Road, con Blackwell che faceva pressioni per le nuove incisioni tu comunque mantenevi la calma, stranamente, a differenza di Peter ma poco dopo anche tu hai capito con chi avevi a che fare. Quando disse che la tua figura era secondaria e rischiavi di rimanere un “nessuno”, quel nessuno ti ha fatto incazzare come non mai. Era il periodo di “Natty Dread”, disco di cui andavi fiero perché forse il disco più rasta che avevi fatto fino a quel momento. Tu che la religione l’hai sempre presa molto seriamente. Mi pare fosse il ‘73 quando lasciasti il gruppo e nonostante la tua presenza fosse sempre stata un punto fermo nella mia vita decidesti di intraprendere la carriera da solista. Me lo ricordo come fosse ieri quando pubblicasti il tuo primo disco “Blackheart Man” dove alla fin fine i Wailers incisero quello splendido lavoro come backing band. Da li in poi ne sono successe di tutti i colori, sfornavi album senza sosta. L’anno dopo “Blackheart Man” hai pubblicato “Protest” e nel ‘78 ben due Lp “Struggle” e “Dubd’sco Vol.1” seguito da “In I Father’s House” e nel 1980 “Sing the Wailers”. In totale hai inciso più di 26 album da solista. Quando poi nel ‘87 morì Peter, per quella tentata rapina o meglio, per quella che hanno fatto passare per una semplice rapina, sei rimasto solo a portare avanti il messaggio dei Wailers. La cosa che ti fa più onore è che non hai mai rinnegato o messo da parte il passato e fino all’ultimo hai sempre ricordato i tuoi veri fratelli musicali con estremo rispetto ed amore, come solo un vero rasta sa fare. Per anni hai girato il mondo cantando i tuoi inni e reinterpretando i più grandi successi dei Wailers finchè è avvenuto quello che mai avrei pensato di vederti fare. Sei andato in Italia. Proprio tu che come rasta consideravi quel luogo la casa madre di Babilonia, luogo da dove partì l’attacco fascista del 1936 all’Etiopia la terra madre della cultura e religione Rastafari. Ebbene si, dopo numerose diatribe ti ho visto arrivare fino ad Osoppo, un piccolo paesino disperso nelle montagne vicino ad Udine...Osoppo... che pure un pò mi ricordava Nine Miles. All’inizio non capivo ma poi me lo hai fatto capire tu. Avevano bisogno di te proprio per portare avanti una lotta contro la stessa Babilonia che voleva allontanare il più importante festival reggae europeo che in quel momento stava subendo forti attacchi da più fronti. E tu non ti sei tirato indietro. Ti sei reso conto del rispetto che quelle persone avevano nei tuoi confronti, nella cultura giamaicana e che affrontavano la religione in modo molto serio. Hai conosciuto i rasta del posto, hai pregato con loro, hai cantato con loro, hai partecipato a dibattiti con i giornalisti e con i massimi esperti del settore non risparmiando nessun colpo. Quello che dovevi dire lo hai detto a grande voce. Ed eri felice, io l’ho visto e lo sentivo anche se sfortunatamente non ero presente, ma tu sapevi che c’ero lo stesso. Hai concluso il tutto con uno spettacolo Live che ha lasciato tutti senza fiato, increduli della magia che stavano vivendo. Hai saputo creare un’energia positiva che solo i presenti ricorderanno per tutta la vita. Sono orgoglioso di te. Ne hai fatta di strada. Ero con te anche quando nel 2018 hai avuto quel brutto ictus che ti aveva causato problemi nel linguaggio, ed ero con te anche il 2 Marzo di quest’anno quando al Andrews Memorial Hospital di Kingston hai esalato il tuo ultimo respiro. Ne hai fatta di strada Bunny, ed un po egoisticamente sono contento che sia andata così perché ora io, te e Peter possiamo di nuovo tornare a cantare insieme per sempre senza aver più timore di separarci.